La storia delle arti figurative a Napoli è documentata, al secondo piano del museo, con opere eseguite da artisti meridionali o da maestri come Simone Martini, Tiziano e Caravaggio che inviarono qui opere prestigiose.
La storia delle arti figurative a Napoli è documentata, al secondo piano del museo, con opere eseguite da artisti meridionali o da maestri come Simone Martini, Tiziano e Caravaggio che inviarono qui opere prestigiose.
Gran parte di questo patrimonio proviene da importanti complessi religiosi. Emerge in queste sale il ruolo strategico di Napoli quale grande capitale europea e importante crocevia di scambi culturali tra le tradizioni figurative dell’area mediterranea.
Il percorso si snoda dai grandi esempi dei maestri di formazione giottesca, attraverso le sale dedicate al Quattrocento aragonese e alla cultura composita del XVI secolo, fino alla grande fioritura del Seicento, vero e proprio "secolo d'oro" della cultura figurativa napoletana, i cui riflessi si riverseranno nella stagione settecentesca, tra Rococò e Illuminismo.
Soggetti di carattere religioso si alternano a temi profani, testimonianza del gusto raffinato dell’aristocrazia del tempo, del quale le sale dedicate alla collezione d’Avalos rappresentano una testimonianza particolarmente significativa.
A questa raccolta appartiene anche la magnifica serie di arazzi di manifattura fiamminga del XVI secolo, raffiguranti scene della Battaglia di Pavia.